COSA SONO PERICOLO E DANNO?
La definizione di pericolo riportata sul testo unico è la seguente:
“Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni”
La definizione di danno, invece, è la seguente:
“Il danno è la possibile conseguenza della presenza di un pericolo”
A primo impatto può sembrare un concetto di difficile comprensione ma con esempi pratici capirai che è semplicemente una proprietà che si può associare in maniera immediata ad una situazione caratteristica:
PERICOLO USTIONE
Come puoi vedere con un semplice esempio risulta immediatamente chiara la spiegazione tecnica del termine: Il pericolo non è altro che: la tipologia di danno che mi aspetto da una situazione che potrebbe nuocermi in qualche maniera.
Dire di una situazione che è “pericolosa” lascia intendere che in qualche modo può arrecare “danno”. Parlare di “pericolo” lascia intendere a “quale tipologia di danno” si è esposti nella situazione pericolosa.
Il pericolo non dipende da altri fattori: è presente se c’è il potenziale danno caratteristico, non è presente se il potenziale danno non c’è.
Questo significa che sarà indipendente dalla gravità del danno o dalle probabilità della situazione, essendo semplicemente una proprietà non muterà al variare di questi 2 fattori.
Esempio:
Immaginiamo la situazione in cui un lavoratore sta svolgendo un lavoro sul bordo di una parte alta di un edificio:

Analizziamo questa situazione sotto 3 punti di vista:
PERICOLO: Il pericolo di questa situazione è quello della “caduta dall’alto“, in quanto proprietà caratteristica del presente caso, che ha il potenziale di causare un danno.
PROBABILITÁ: Considerando che il lavoratore non è dotato di dispositivi anticaduta e sta camminando sul bordo di un piano in altezza, un semplice inciampo o perdita di equilibrio potrebbe causarne la caduta, perciò consideriamo le probabilità alte.
GRAVITÁ DEL DANNO: La definizione “lavoro in altezza” implica un’altezza di almeno 2 metri da terra. Una caduta, anche di 2 metri, potrebbe causare danni elevati.
RISCHIO: Analizzati probabilità e gravità del danno, possiamo affermare di trovarci di fronte ad un rischio elevato e dobbiamo intervenire immediatamente per riportare il rischio ad un livello accettabile.
Ora analizziamo una seconda situazione modificando la situazione numero uno. Applichiamo dei parapetti per la protezione contro le cadute e riesaminiamo il tutto:

PERICOLO: Il pericolo di questa situazione è rimasto quello della “caduta dall’alto“, in quanto proprietà caratteristica anche del secondo caso.
PROBABILITÁ: La possibilità di cadere è stata radicalmente ridotta, poiché anche con un inciampo o una perdita di equilibrio, non provocherebbe la caduta del lavoratore. Possiamo quindi definire le probabilità molto basse.
GRAVITÁ DEL DANNO: Sebbene siano state ridotte le probabilità, nell’ipotesi di caduta dall’alto, ci aspettiamo gli stessi danni della prima situazione, perciò danni elevati.
RISCHIO: Analizzati probabilità e gravità del danno, possiamo affermare di trovarci di fronte ad un rischio basso. Essendo il rischio una moltiplicazione tra probabilità e gravità dei danni, anche con uno dei due fattori elevati, se il secondo dovesse essere pari a zero, anche il rischio è uguale a zero.
COSA É LA PREVENZIONE?
La prevenzione è l’insieme di azioni finalizzate a impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. Gli interventi di prevenzione sono in genere rivolti all’eliminazione o, nel caso in cui la stessa non sia concretamente attuabile, alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni all’incolumità dei lavoratori.
In genere, parliamo di prevenzione riferendoci a qualsiasi misura teorica, organizzativa o procedurale volta a ridurre il rischio prima che si manifesti. É frutto di previsioni e studi effettuati su Tutti i possibili rischi di un’attività.
Fanno parte della prevenzione delle procedure operative (indicazioni precise su come svolgere il lavoro in sicurezza passo dopo passo), la formazione dei lavoratori (la stessa formazione che stai seguendo in questo momento fa parte della prevenzione aziendale), manutenzione periodica di macchinari e attrezzature, organizzazione dei luoghi di lavoro e del sistema di emergenze, il controllo dei requisiti del personale di lavoro, ecc.

La prevenzione deve avere priorità su qualsiasi altra tipologia di azione per la riduzione dei rischi. Non solo per logica, ma la legge stessa ci invita a studiare qualsiasi soluzione prima di passare al campo applicativo.
Solo dopo aver applicato tutte le misure di prevenzione, si valuterà se intervenire con misure di protezione qualora il rischio non sia stato sufficientemente ridotto
MISURE DI PROTEZIONE
Per protezione intendiamo tutte le misure di tipo pratico e materiale che evitano al lavoratore il contatto con la fonte di rischio o che comunque ne riduca il possibile danno.
Una misura di protezione del lavoratore è un qualcosa di materiale che si interpone tra lavoratore e rischio.
Può essere una misura di protezione dei lavoratori un pulsante di emergenza di un macchinario, un parapetto, la dotazione antincendio o dei dispositivi di protezione individuale.
Un’importante distinzione può essere fatta tra i dispositivi di protezione collettiva (DPC) e i dispositivi di protezione individuale (DPI). I primi sono solitamente dei dispositivi fissi che garantiscono la sicurezza di più lavoratori a contatto con un determinato macchinario o una determinata area di lavoro. I secondi sono solitamente indumenti indossati dal singolo lavoratore per proteggere se stesso da uno o più rischi.
Esempio di protezione collettiva → barriera fonoassorbente (per isolare un area molto rumorosa)
Esempio di protezione individuale → cuffie anti rumore (per proteggere un lavoratore dal rumore)
DPI
I dispositivi di protezione individuale sono mezzi di protezione del singolo lavoratore da uno o più rischi, forniti dal Datore di Lavoro.
Il loro utilizzo deve essere stabilito in seguito ad accurata valutazione dei rischi poiché dotare un lavoratore di un dispositivo di protezione inutile per intere giornate di lavoro, può creare impedimenti o addirittura aggravare le condizioni di rischio. Inoltre esso dovrà essere adeguato alle condizioni e le misure fisiche del lavoratore (se un lavoratore dovesse avere problemi visivi, deve ricevere degli occhiali di protezione graduati o comunque adeguati alle proprie necessità).
Il medico competente a seguito di visita medica può consigliare particolari DPI in relazione alle condizioni personali del lavoratore, ma in caso questo non sia possibile, lo riterrà inidoneo alla mansione che ne prevede l’utilizzo.
I DPI devono essere utilizzati come ultima risorsa, quando i rischi non sono eliminabili o riducibili in nessun altro modo.
Esistono 3 tipologie di DPI:

Il lavoratore dopo aver ricevuto il DPI, deve ricevere anche istruzioni e formazione sul corretto utilizzo. Una volta ricevuti DPI e formazione adeguati, il dispositivo di protezione diventa di proprietà del lavoratore, il quale dovrà averne cura, mantenere un corretto stato di usura e delle buone condizioni igieniche e custodirlo in modo da evitare che altri possano utilizzarlo. Un DPI fatto su misura per un lavoratore, potrebbe non essere adatto per un altro lavoratore.
I DPI devono essere obbligatoriamente marcati “CE“. La marcatura della comunità europea assicura una serie di standard come: materiali di fabbricazione adeguati, possesso di un libretto di uso e manutenzione, buona ergonomia, ecc.
Il lavoratore deve segnalare immediatamente al datore di lavoro o al superiore, qualsiasi stato di usura o rottura di un dispositivo, in quanto, esso andrà sostituito all’occorrenza.
SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO
Come salute o igiene nei luoghi di lavoro, si intende lo stato di assenza di malattie professionali.
La malattia professionale è un danno arrecato ad un lavoratore con percezione e comparsa dei sintomi a lungo termine. Abbiamo una malattia professionale quando, esposti ad un agente nocivo in un determinato momento, si accusa il danno correlato a distanza di tempo.

Esempi di malattie professionali possono essere:
- Esposizione prolungata ad alti livelli di rumore → Ipoacusia da rumore (abbassamento della soglia uditiva);
- Esposizione a fumi tossici → Danni al sistema respiratorio;
- Sollevamenti di pesi eccessivi con posture errate → Danni alla colonna vertebrale.
INFORTUNI
Parlando di sicurezza facciamo invece riferimento alla prevenzione degli infortuni.
Un infortunio è un evento repentino e immediato, che causa il danno nello stesso momento in cui avviene.
La differenza sostanziale tra infortuni e malattie professionali sta proprio nel tempo di esposizione e nel tempo di latenza (ovvero il tempo che trascorre dal contatto con l’evento dannoso alla comparsa dei sintomi).

Esempi di infortuni possono essere:
- Caduta dall’alto;
- Caduta oggetti dall’alto;
- Elettrocuzione (scossa elettrica);
- Ustione da bruciatura.
Come abbiamo visto, la differenza tra infortuni e malattie professionali non sta nel tipo di danni ricevuti e nemmeno nella durata degli effetti lesivi (possiamo avere danni sia permanenti che temporanei in entrambi i casi). Per esempio possiamo avere danni all’udito in entrambe le categorie:
MALATTIA PROFESSIONALE: Esposizione prolungata ad elevati livelli di rumore ⇒ Riduzione permanente della soglia uditiva rumore.
INFORTUNIO: Esplosione improvvisa nelle vicinanze del lavoratore ⇒ Danneggiamento permanente della membrana timpanica.















